ARTICOLO DI RTV SPORT - VALLESINA TV PDF Stampa E-mail
Scritto da La Segreteria   
mercoledì 29 aprile 2020

CALCIO DILETTANTI / Venerdì 8 maggio il giorno dello stop

 

Il problema è come chiudere e come considerare la stagione per i primi cinque mesi giocati e le rispettive classifiche acquisite

 

JESI, 28 aprile 2020 – Sarà venerdì 8 maggio il giorno in cui il Consiglio Federale della Figc metterà la parola fine a tutti i campionati dilettantistici.

Oramai è chiaro che per questa stagione i campionati di calcio dalla serie D alla Terza Categoria non riprenderanno più.

E’ chiaro prendendo, ad esempio, ciò che succede in serie A dove lo scontro è totale e dove addirittura si sta sfogliando la classica margherita tra il ministro dello sport Spadafora che dichiara “mai fatte promesse” e i presidenti dei club della serie A che invece sostengono come il 14 giugno 2020 “sia la data limite per ripartire”.

Se non c’è accordo e condivisione dove lo sport è una industria che fattura tantissimo per le serie cadette la ripresa è davvero una chimera, quasi impossibile.

Nel calcio nessuno è stato in grado di prendere finora una decisione, a nessun livello, a differenza delle altre Federazioni sportive dove tutte, e da tempo, hanno detto stop.

Nel calcio ancora si spera: a dimostrazione che in pochi conoscono la realtà delle periferie. Una ripartenza nel rispetto delle disposizioni è nella maggior parte degli impianti  impossibile.

Tutti parlano di un difficile ritorno alla normalità nel volgere di poco tempo come fa il calcio a pensare il contrario?

Il presidente Cosimo Sibilia della Lnd  continua a ripetere: “Faremo tutto il possibile per tornare in campo, finchè non ci diranno che non è possible noi faremo ogni sforzo”.

Ma chi deve dire che è impossibile? Il presidente della Lega non si è fatto mai spiegare o non ha mai visto un impianto con annesso spogliatoio di un campo dall’Eccellenza alla Terza Categoria ad esempio delle Marche?

Sicuramente no altrimenti avrebbe fatto come i suoi colleghi di altre discipline sportive che prima dell’intervento della Federazione hanno chiesto in anticipo la chiusura della stagione poi puntualmente decretata.

Il problema non è chiudere, tanto si chiuderà. Il problema è come chiudere e come considerare la stagione per i primi cinque mesi giocati e le rispettive classifiche acquisite.

Qui sta il nocciolo. Ogni decisione che verrà presa avrà conseguenze ed una massa di ricorsi. Si porrà insomma il problema delle promozioni e delle retrocessioni.

La Lnd vorrebbe che le prime dei nove gironi debbano essere ammesse in Lega Pro ma dalla Lega Pro propendono per zero retrocessioni. E via a scalare.

La Lnd poi ipotizza una ristrutturazione dei campionati in previsione di tante rinunce, a cominciare dalla D, che si vorrebbe regionalizzare. Qualcuno parla anche di forfait nei vari campionati di Eccellenza e di conseguenza regionalizzare anche quello che attualmente è il primo dei campionati organizzati dai Comitati di ogni regione.

Ci sono poi quelli che vorrebbero l’annullamento totale della stagione in corso fin qui disputata, chi prendere come buone le classifiche alla fine del girone d’andata, chi vorrebbe ripartire a novembre dal punto in cui ci si è fermati.

Uno scenario ancora incerto come è incerto il volere di chi deve decidere.

Questa è una occasione, una grossa opportunità, per ripensare tutto il calcio a livello di dilettanti e di settore giovanile. Troppe realtà, anche di casa nostra, assomigliavano più ad un semi professionismo che non al vero senso che la parola dilettanti deve significare: coltivare una disciplina sportiva come attività marginale per puro diletto.

Sperando poi che chi deve decidere in queste lunghe settimane di attesa abbia lavorato e pensato a come costruire il futuro: programmare per tempo una ripartenza dopo l’estate e una riorganizzazione delle squadre e dei propri modelli societari appare fin troppo evidente come un passo che diventerà obbligato.

 
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